Sono abituata a cenare presto, differentemente rispetto alle abitudini della mia terra.
Quando riesco, faccio coincidere il pasto con la visione del Tg3, l’unico telegiornale “ufficiale” che io riesca a digerire.
Stasera, nel servizio dedicato alla Messa officiata oggi dal papa, il giornalista non si è soffermato soltanto sulla celebrazione “di spalle”, peraltro già annunciata nei giorni scorsi (il fatto è notevole perché questo uso è precedente al Concilio Vaticano II); ma ha riferito anche che Ratzinger ha ribadito che al paradiso potranno accedere esclusivamente i battezzati (si può ascoltare il servizio integralmente dal sito http://www.tg3.rai.it/SITOTG/HPTG3/).
Il papa ha preso dunque una posizione molto netta rispetto a quelle in qualche misura più morbide di alcuni suoi predecessori. Di questa affermazione di Ratzinger non sono riuscita a trovare traccia su internet; cosa riferiscano gli altri tg non so, perché non li seguo.
In ogni caso, l’importante è esser chiari.
Uomini giusti, siate voi atei, scettici, agnostici, musulmani, buddisti..., rassegnatevi! La vostra rettitudine non basterà a guadagnarvi la beatitudine eterna, se non avete ricevuto o non riceverete il battesimo.
Personalmente resterò non-battezzata. E mio figlio insieme a me. Questo è certo. Del paradiso non so nulla.
Nella scuola superiore italiana ha luogo, da diversi anni, una “raccolta-punti” che non ha nulla da invidiare a quelle delle migliori marche di biscotti e merendine. Gli studenti ricevono infatti, alla fine di ciascun anno del triennio conclusivo, dei punti di credito formativo che scaturiscono da vari fattori quali l’assiduità di frequenza, la media dei voti conseguiti e l’eventuale partecipazione ad attività interne ed esterne riconosciute a tale fine. Questi punti contribuiscono alla definizione del voto dell’esame di stato, quello che una volta si chiamava esame di maturità.
È quasi superfluo dire che a partire dal terzo anno scatta una corsa all’acquisizione del credito che assume talora caratteri grotteschi, quando non vergognosi. Ma non è di questo che voglio parlare.
Circa una settimana fa il Consiglio di Stato, interpellato dal ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, ha sospeso un’ordinanza del TAR del Lazio (n. 2408/07) e ribadito che i docenti di Religione Cattolica e quelli delle attività didattiche e formative alternative a tale insegnamento contribuiranno all’assegnazione del credito.
A mio giudizio si tratta di una gravissima stortura.
Sono numerosi, e soprattutto nella scuola superiore, gli studenti che, per diverse ragioni che non interessa qui esaminare, scelgono di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica: alcuni optano effettivamente per attività alternative (per le quali però gli istituti devono utilizzare i propri fondi e che spesso non vengono affatto organizzate), ma pare che la maggioranza dei cosiddetti “non avvalentisi” preferisca non svolgere alcuna attività alternativa.
Questi ultimi studenti vengono così di fatto a trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto ai compagni “avvalentisi”, in quanto non ricevono i punti di credito che toccano a quelli che seguono con profitto l’insegnamento della religione cattolica (o di una materia alternativa, che però è un’opzione raramente fruibile e comunque un’opzione tra varie altre, compresa quella di lasciare l’istituto scolastico in concomitanza con l’ora di Religione).
Io rivendico per mio figlio, e in generale per le generazioni a venire, una scuola che garantisca una formazione laica e pluralistica (come sarebbe giusto in uno Stato che si professa laico e che sta diventando multietnico e multiculturale) e che bandisca ogni forma di discriminazione, anche la più sottile e subdola (e dunque non immediatamente evidente). Non posso quindi accettare una scuola che di fatto spinge ad avvalersi dell’insegnamento della Religione Cattolica. Anzi, la presenza stessa di tale insegnamento nelle nostre scuole andrebbe ormai abolita.
Non mi illudo che i nostri attuali rappresentanti al governo (sotto qualsivoglia bandiera si siano presentati agli elettori) abbiano il coraggio di una scelta radicale: troppo grande è il timore di uno scontro aperto con
Né confido in una tempestiva e forte presa di posizione da parte dell’opinione pubblica, che – per ignoranza, per indifferenza, per incoscienza, per quieto vivere – non pare avvertire l’importanza di una lotta in questa direzione.
Per ora non mi illudo e non confido; tuttavia mi sforzo di credere che valga la pena seminare oggi per raccogliere i frutti quando i tempi saranno più maturi.