Il conto in banca che langue mi ha costretta a dare la disponibilità per i corsi di recupero estivi, nonostante, come ho scritto in altra occasione, non creda affatto alla loro utilità sul piano didattico.
In questi giorni di canicola, in cui già alle 8,30 del mattino l’afa mozza il respiro, io e miei ragazzi siamo in aula per lezioni che durano due ore e trenta minuti.
Personalmente ho una discreta resistenza al caldo e fare lezione mi galvanizza sempre: ciò nonostante mi costa non poca fatica tenere il ritmo per cinque ore consecutive. I ragazzi dal canto loro sono a pezzi. Indubbiamente la componente emotiva ha un notevole peso, anche perché questa generazione non è neppure lontanamente abituata a pensare di poter perdere un anno scolastico “in seconda battuta”; ma il caldo contribuisce certamente a buttarli giù.
Ho organizzato le mie lezioni nella maniera migliore che ho saputo concepire, differenziando le attività e concedendo qualche breve pausa.
Lo stesso corso, svolto in condizioni ambientali diverse, forse non avrebbe avuto utilità molto maggiore però almeno non sarebbe stato un tormento fisico.
Quindici ore per recuperare il programma di un anno sono oggettivamente risibili, ma se ben utilizzate possono sortire un seppur minimo effetto. Tuttavia al ministero non hanno pensato che le nostre scuole (a volte perfino prive dei riscaldamenti in inverno: ricordo un gennaio, in un liceo importante della mia regione, trascorso con guanti e sciarpe in aula) non sono attrezzate per accogliere docenti e studenti nella stagione più calda.
Si insiste tanto sui rischi del caldo, invitando soprattutto la popolazione “a rischio” a restare in casa tra le 12.00 e le 16.00 e poi si mandano in giro alle 13.30 studenti, insegnanti anche di età avanzata, mamme con bambini che vengono a prendere i figli più grandi a lezione.
Il mio patetico ex-marito, che ha bisogno di lavarsi la coscienza, vuole a tutti i costi sostenere che io mi lamento delle responsabilità che sono ricadute su di me dopo che lui se n'è andato. Non vuol capire che io non mi lamento affatto, perché mio figlio è per me l'unica cosa che conti davvero sulla faccia di questa terra (non ho altre priorità, io!). Non vuol capire che se io sottolineo il discorso delle responsabilità è solo per farlo sentire per quello che è: un padre degenere. E le sue reazioni sono illuminanti proprio in questo senso: reagisce aspramente perché si sente colpito sul vivo.
Ultima chicca: già parlando con mia madre una volta, e poi oggi di nuovo con me, il mio ex-marito ha insinuato che io dica chissà cosa di lui a nostro figlio. Meschinità su meschinità: basta vedere con quanta gioia sincera il bambino lo accoglie al suo arrivo. Ma naturalmente, come sanno i miei 25 lettori, il titolare del senso morale è lui, laddove io sono una mina vagante.
Tra ieri pomeriggio e stamattina c’è stato un simpatico scambio di mail fra me ed il mio ex-marito che merita qualche chiosa.
Tutto è nato da una sua frase che gli ho chiesto di spiegarmi meglio, perché davvero non l’avevo compresa, e di lì il discorso si è allargato.
Il mio ex-marito non vede l’ora di portare suo figlio a Roma con sé per qualche giorno.
Voglio anche credere che sia sincero (ma su questo torno più avanti), certo però non può pretendere che io sia contenta di sapere che il mio bambino, già traumatizzato dall’allontanamento del padre, sarà messo a contatto con altre figure dal ruolo ambiguo (e che io considero pure pericolose, e anche questo punto lo approfondisco più avanti).
La cosa più notevole è che la puttanella lui non la nomina mai: glissa, per non riconoscere apertamente che intende farli incontrare. Evidentemente ha paura delle conseguenze che potrebbero derivare da una sua ammissione esplicita.
Questo mi conferma anzitutto un sospetto che coltivavo da giorni. Ho scritto che l’apertura del blog dei due fedifraghi era stata poco tempista, e invece poi ho capito che i tempi sono stati calcolati con la massima precisione. La lettera che mi è stata indirizzata è uscita subito dopo che io ed il mio ex-marito abbiamo apposto le firme in tribunale per la separazione: finché lui non è stato sicuro che io non avrei chiesto l'“addebito di colpa” (mi pare si dica così), si sono ben guardati dall’uscire allo scoperto. Quando si sono garantiti che non avrebbero corso rischi, son venuti fuori come tutti sanno.
Quello che loro non hanno pensato è che io, per quanto li disprezzi, avrei evitato comunque qualunque ritorsione, per non provocare a mio figlio, soprattutto nel tempo, ulteriori traumi. E però una piccola soddisfazione me la sono presa: quando in tribunale il mio ex-marito voleva aver ragione sull’impossibile, con quella sua aria fredda e maligna, io ho paventato la possibilità di non firmare nulla e di trascinarlo in causa. Non era vero, ma son sicura che ha avuto una fifa boia.
Ma torniamo al tema del giorno.
Il mio ex-marito, che non più tardi di quattro mesi fa diceva che, se uno psicologo gli avesse consigliato per il bene del bambino di sparire dalla sua vita, lui l’avrebbe fatto (a proposito di concezioni romantiche della psicologia di cui sono stata accusata io); ebbene, lo stesso uomo ora è tutto proclami di amore sviscerato per suo figlio.
Come dicevo più sopra, voglio anche crederci, voglio pensare che la frase pronunciata lo scorso autunno fosse dettata da confusione, da turbamento. Tuttavia un buon padre, che si vanta d’esser tale, dovrebbe capire (e senza neppure bisogno di psicologi) che un bambino di tre anni e mezzo, che sta già vivendo con dolore e disorientamento una separazione che ovviamente non può comprendere fino in fondo, non dovrebbe essere confuso ulteriormente, conoscendo persone il cui ruolo nella famiglia non è definito.
Naturalmente, come pure scrivevo poco sopra, la ragazzetta lui non l’ha mai nominata, per non compromettersi. Ma io l’interpreto come un argumentum ex silentio, e do quindi per acquisito che saranno a contatto.
La chicca migliore l’ho conservata però per la conclusione.
Il mio ex-marito vorrebbe l’affidamento del bambino!!! Questa non meriterebbe neppure d’essere commentata, ma qualche osservazione voglio farla ugualmente.
Il padre amorevole e coscienzioso, sapendo di lavorare tutto il giorno, vorrebbe tenere il bambino con sé. Significherebbe affidarlo a qualcun altro (anche in questo caso lui resta vago, ma io non posso che pensare ad una persona sola). Mentre io, col mio lavoro, posso garantire a mio figlio una presenza costante.
Già mesi fa, e l’ho scritto in questo blog, ebbi il sospetto che Romeo e Giulietta volessero giocare alla famiglia felice con mio figlio. Ora il sospetto è cresciuto. E credo anche che lei abbia un ruolo fondamentale in questo senso, perciò la considero pericolosa.
Sono spaventata. Mi spaventano le ripercussioni che convivenze “anomale” potranno avere sul bambino. Ma ho anche altre paure, più profonde, che spero siano davvero immotivate.
E dire che io faccio uno sforzo sovrumano su me stessa per non rovinare l’immagine del padre agli occhi di suo figlio e ho ridotto drasticamente la mia vita di donna per non turbare il bambino.
Una cosa è certa: rispetterò gli impegni presi in tribunale alla lettera, perché ovviamente non voglio rogne. Ma non sarò disponibile ad un passo in più verso chi credo stia cercando di ingannarmi ancora (come se non fosse bastato!) e soprattutto verso chi mi sembra che non abbia davvero a cuore il bene del mio bambino.
Quello che vedo affacciandomi al balcone sono cumuli di immondizie (nella foto). Quello che incrocio sulla via andando al lavoro o facendo una passeggiata sono cumuli di immondizie. Ovunque. La mia regione è su tutti i tg, e l'emergenza si sta aggravando giorno dopo giorno.
Intanto sono arrivate, l'una dietro l'altra, le cartelle esattoriali relative ai rifiuti di due anni. Quasi 600 euro da pagare per il 2006 e il 2007 per avere le strade ridotte in questo modo. Oltre al danno, la beffa!
Qualche giorno fa una collega mi ha annunciato di essersi candidata per le prossime elezioni amministrative nelle file del tal partito, ed ha aggiunto: "Se t'avanza un voto, ricordati di me". Comincerei col dire che non "m'avanza" nessun voto: dispongo di un solo voto, come qualunque cittadino, e cerco di utilizzarlo nel modo migliore. I tempi attuali non sono affatto incoraggianti, ma piuttosto che cedere completamente le armi, lasciando il paese in assoluta balìa delle clientele, continuerò a dare il mio voto a chi mi sembra meno marcio. Devo dire anche che il partito per il quale correrà la mia collega non mi dispiace: appartiene a quella che, nonostante tutto, considero sempre la mia area politica, e anzi è un partito che attualmente offre maggiori garanzie di laicità rispetto a quello per il quale ho sempre votato. Certo è anche un partito condannato ad una scarsa visibilità proprio in ragione del suo vessillo di laicità, che in un paese come l'Italia è considerata una malattia grave; però è vero pure che a livello locale la situazione acquista connotati parzialmente diversi e si potrebbe quindi anche ambire a qualche traguardo.
Ma il problema è un altro. Quando incrocerò la mia collega la prossima volta, voglio proprio chiederle: "Se do a te il voto "che m'avanza", cosa cambia?". Lasciamo da parte i massimi sistemi: in questo caso ho un interrogativo molto concreto e urgente. Saremo liberati dal pattume che inonda le nostre strade o continueremo a camminare rasente i marciapiedi, zigzagando tra i rifiuti, le auto parcheggiate e le auto in corsa?
A chi devo dare il voto che "m'avanza" per ottenere che mio figlio non cresca in mezzo alla "monnezza"?
Il mio ex-marito e la sua puttanella hanno aperto un blog e mi hanno dedicato il post di apertura. Sono commossa.
In verità il post in questione, una lettera rivolta direttamente a me, l’ha scritto lei. E non poteva essere diversamente. Lui non ne sarebbe mai stato capace.
Bisogna riconoscere che la ragazzina ragiona e che possiede anche una discreta eloquenza. Ma sfidarmi sul piano dialettico, per giunta quando si ha torto o si ignorano dei fatti essenziali, non è una buona strategia.
In ogni caso, sono contenta che l’abbia fatto. In questo modo il mio ex-marito non si lamenterà più che il “pubblico” conosca solo una versione dei fatti.
Il pubblico... Questa è una delle faccende che mi hanno più divertita. Ma quale pubblico?!?
Il mio blog non raggiunge i 25 lettori di manzoniana memoria: che cosa temevano? Cosa temono? Chi potrebbe riconoscerli, che non conosca già tutti noi e tutta la vicenda?
A ripensarci, però, la cosa più notevole è lo scarso tempismo del post che mi è stato dedicato. Proprio quando non parlavo quasi più di lei, la signorina si è preoccupata di recuperare (con strane omissioni, ma naturalmente ogni lettura è una personale interpretazione) i miei vecchi post in cui era citata e di commentarli punto per punto.
Ho la mia teoria sul perché la lettera sia uscita solo adesso, fuori tempo massimo. Non avendo ottenuto la chiusura del mio blog, Romeo e Giulietta hanno cercato di ribattere.
Nulla di male. Liberissimi di farlo e anzi, ripeto, mi sento più soddisfatta anche io.
Nella discussione che è scaturita dalla pubblicazione della lettera mi sono concessa, lo ammetto, un paio di colpi bassi.
Ma la differenza tra me e loro resta sempre la stessa. Io sono sanguigna, reagisco secondo la mia indole che è impulsiva prima che razionale, e soprattutto in questo blog ho sempre fatto parlare prima il cuore, essendo la mia terapia contro il dolore.
Loro invece procedono gelidi e calcolatori (anche se in questo caso, come ho detto, i tempi sono stati calcolati male) lungo la loro strada, colpiscono a freddo.
Ne ho avuto conferma: sono davvero due anime gemelle.
Dal canto mio, me la rido perfino.
E visto che continuano a leggere questo blog (ma insomma: io sono single, non ho altro; ma voi... godetevi un po’ la vita vera!), ci tengo che sappiano che mi hanno fatto un grandissimo favore, con quella lettera.
Perché constatare una volta di più la loro pochezza umana mi ha dato più forza ancora, ancora più carica.
Certo, rimpiango l’utilizzo migliore che avrei potuto fare di 16 anni della mia vita. Ma a me di quegli anni restano un bambino straordinario, l’affetto e la stima degli amici, un lavoro che mi appassiona e mi realizza. Al mio ex-marito non resta nulla di paragonabile, se non il suo idillio d’amore (ammesso che sia tale).
Ma l’amore, lo ha insegnato lui a me, può finire. Tutto il resto è di inestimabile valore e soprattutto è per sempre.
P.S. Nel mio vocabolario, pur ricco, non riesco a trovare una parola più brutta di “puttana” per definire chi si mette tra moglie e marito e tra padre e figlio. Altrimenti l’avrei usata.
N.B. Chi vuole leggere il simpatico scambio di battute tra me e la ragazzetta (lui è comparso solo di striscio, naturalmente), può andare su http://seluiselei.splinder.com/.
(E spero che mi siano grati della pubblicità gratuita)
Non so da dove cominciare per raccontare la mattinata di ieri.
Proviamo a partire dalla fine.
Il giudice ci ha trattenuto esattamente il tempo di leggere il testo degli accordi consensuali, non ci ha posto una sola domanda, ci ha fatto firmare e ci ha congedato. Tutto ciò che si è limitato ad osservare è stato che è un peccato che le famiglie si dividano.
Che considerazione sublime! Non ci avevo mai pensato.
Proprio in relazione a questo argomento, però, c’è qualcosa di più interessante da aggiungere.
Secondo il mio ex-marito la separazione l’ho voluta esclusivamente io. Lui era disposto a restare in casa, accanto a suo figlio; ma io non ho voluto accettare di vivere insieme, sapendo che lui non mi amava più e che frequentava un’altra. È stata questa mia rigidità a privare il figlio del padre, lui al mio posto avrebbe accolto il nuovo stato di cose per il bene del bambino.
???!
Non so quale persona “della strada” possa trovare accettabile un discorso del genere, quelli con cui ho parlato io lo trovano semplicemente vergognoso. Ma soprattutto sfido a trovare uno psicologo e/o un pedagogista pronti ad affermare e a dimostrare, dati alla mano, che una situazione familiare del genere sarebbe positiva per la crescita di un bambino.
Qualche altra considerazione a latere. Rimango convinta che il mio ex-marito sarebbe andato via in ogni caso, appena sistemata la sua situazione lavorativa ed economica, e che quindi quello che ha detto ieri sia comunque solo una balla. Sottolineo che la mia dignità ha un valore e che non mi avrebbe ripagato in nessun modo il beneficio della par condicio (avrei potuto avere anche io le mie storie extraconiugali). Trovo infine abominevole che lui volesse rendere accettabili ai miei occhi e a quelli di tutti le sue domeniche fuori casa, poiché trascorreva già l’intero sabato con il bambino. Follie!
D’altra parte mi sembra davvero, e sempre di più, di avere a che fare con un pazzo, che ha perso qualunque senso della misura e della realtà.
Appare compassato e sereno, ma ora mi fa quasi paura.
Ricordo che quando in passato capitava di litigare io ero la più aggressiva, quella che alzava la voce; ma non ero capace di andare a dormire la sera senza aver fatto la pace. Lui invece era pacato, tranquillo; ma non avrebbe mai fatto il primo passo per la riappacificazione.
Ora, in misura diversa, si sta verificando la stessa situazione.
Io ho pianto, ho gridato, ma ho anche supplicato, ho cercato la soluzione; e ancora mi succede, passeggiando per strada, di vedere in un negozio qualcosa che potrebbe piacergli e di pensare di prenderglielo – solo con un istante di ritardo ricordo che lui non è più con me. Lui invece è capace di dichiarare con freddezza assoluta che non gli importa nulla di me.
La sua calma mi sembra innaturale. E dire che un tempo l’avevo considerato, anche proprio in questo senso, un modello!
È vero, come diceva la vecchia canzone, che “chi meno ama è più forte”, ma il suo equilibrio mi pare più ostentato che reale; forse serve a lui per non farsi sopraffare (dalla paura del domani? dai sensi di colpa?), o forse serve solo a tormentare me, perché lui sa che questo atteggiamento mi fa male.
A questo proposito potrei ricordare una telefonata di qualche settimana fa. Ha chiamato in serata e non mi mollava più, sapendo oltretutto che per il bambino era ora di dormire, e ha cercato di convincermi in tutti i modi della validità di una questione “morale”: io avrei dovuto sostenere per intero le spese legali della separazione consensuale per “moralità”, viste la sua buona fede (lui pensava di non doverle dividere con me, non so in base a quale ragionamento) e le sue difficoltà economiche. È stata la prima volta che non ho perso le staffe, perché arrabbiarsi ha senso quando si ha di fronte un interlocutore alla pari, non una persona che sragiona. Per giunta cominciò a fare dei discorsi stranissimi, paragonando storie lontanissime l’una dall’altra che però tutte insieme dimostrerebbero che i padri sono sempre svantaggiati in caso di separazione.
Se non erro, lo stalking è stato recentemente riconosciuto come reato; e una simile telefonata credo possa configurarsi come un caso del genere.
In conclusione.
Fare dell’ironia e del sarcasmo su quest’uomo è come sparare sulla croce rossa: un bersaglio troppo facile. E se le cose stanno come credo, non ha neppure più senso attaccarlo: non si uccide un uomo morto.
Rivendico però il mio diritto a soffrire e a provare rabbia, perché avevo tutto e ho perso tutto nella maniera più improvvisa e dolorosa.
Non ho perso un compagno straordinario: ora lo so. Ma ho perso l’approccio romantico e sognatore alla vita che ero riuscita a conservare fino ai 35 anni. Ho perso fiducia negli altri e anche nella mia capacità di comprendere e valutare chi mi sta di fronte.
Da tutto questo non ci si riprende in una notte. Ci vuole tempo, è un lutto da elaborare.
Pertanto, questo blog può anche dare fastidio al mio ex-marito: la cosa non mi interessa. Lui si sente offeso per se stesso e per persone "a lui vicine" (la puttanella, immagino, perché non ha quasi nessun altro al mondo, né di altri ho parlato mai in queste pagine).
Potrei rispondere che non c’è una sola notizia non veritiera in queste pagine e che tutto il resto l’ho sempre, correttamente, presentato come l’espressione di un mio sentimento o una congettura della mia mente. Potrei rispondere che è grazie a questo blog che sono ancora in piedi, salda, che sto crescendo mio figlio nel migliore dei modi, che sto lavorando con successo. Potrei rispondere, ancor più banalmente, che nessuno è obbligato a leggere questo blog, tanto meno loro due (ma non hanno di meglio da fare?).
Hanno paura di essere riconosciuti? Impossibile che accada. Chi ci conosceva già, non legge nessuna novità su questo blog; chi non ci conosce non ci individuerà mai dagli scarni dati concreti che ho riportato. Possono dunque stare tranquilli.
Ma è forse la coscienza che rimorde?
Io so solo che quando ho cercato di spiegare al mio ex-marito che il blog è la mia terapia per non impazzire, perché lui mi ha spezzato il cuore e ha rovinato la vita di suo figlio e forse anche la mia per sempre... ebbene, io so solo che in quel momento ho visto due occhi freddi e vuoti, senza più una scintilla di umanità.
Adesso è tutto chiaro. Finché ho delegato la contabilità, abbiamo vissuto, grazie alla carta di credito e ad un fido, molto al di sopra delle nostre possibilità. C'erano dunque vistosi passivi nei conti comuni che sono stati colmati con il denaro di mio figlio. La parte spesa dal mio ex-marito per le sue nuove esigenze personali naturalmente rientreranno, a me toccherà rimettere la mia parte utilizzata per saldare i debiti.
Da quando i conti sono distinti, termino il mese in pari, seppure sul filo del rasoio. Basta poco. Ma io vesto capi super-economici e non acquisto occhiali da sole da 300 euro.
Nota folcloristica. Dopo avermi rinfacciato di aver dovuto acquistare le stoviglierie (che peraltro io non gli avrei negato: ne ho in casa a sufficienza), il mio ex-marito ha ammesso di non avermele chieste. Lo avrebbe fatto perché superiore a queste meschinerie. E per lo stesso motivo non prenderà più la stampante laser, avendone acquistata una economica. Contento lui...
Fine delle incertezze, si torna a dormire!
Ho chiesto al mio ex-marito i dettagli delle sue spese, per confrontare le sue cifre con le mie e avere le idee più chiare. Ho ricevuto risposte non esaurienti ed evasive e la promessa di un calcolo preciso dopodomani (meglio tardi che mai).
Il particolare più gustoso è che ha tenuto a sottolineare che qualunque cifra mi restituirà sarà comunque una manifestazione di grande onestà e correttezza da parte sua, poiché il denaro era su un conto intestato a lui, pertanto era suo. Con buona pace dei sacrifici dei nonni per il nipote e, soprattuto, della sicurezza economica di suo figlio.
Quasi dimenticavo! Ha avuto il coraggio di rinfacciarmi di aver dovuto acquistare suppellettile casalinga (piatti, bicchieri etc.), quando lui ha portato via un computer appena acquistato (a me è rimasto il modello antidiluviano), lo stereo nuovo (a me è rimasto un lettore cd e mangiacassette per bambini), il televisore nuovo (a me è rimasto quello acquistato 10 anni fa per il nostro matrimonio), un lettore dvd (per fortuna ne avevamo due) e il videoregistratore VHS (è vero, è suo ed è vecchiotto, ma ha pur sempre un valore). A breve porterà via la stampante laser (per fortuna ne abbiamo un'altra non laser che resterà a me). C'è paragone?
Non c’è più alcun dubbio: ho preso un abbaglio gigantesco! L’uomo che ho sposato non è neppure lontanamente quello che io ho creduto che fosse.
Non solo ha meditato per lungo tempo di lasciarmi senza dirmi nulla e continuando a giocare al marito affettuoso e devoto; non solo mi ha sbattuto in faccia il suo flirt con la puttanella romana; non solo pretendeva di restare sotto il tetto coniugale trascorrendo però il tempo libero a chattare con lei e precipitandosi da lei ogni domenica (diceva di aver bisogno di tempo per decidere, ma in realtà aveva già deciso: voleva tempo solo per sistemare al meglio la sua situazione professionale ed economica. L’ho capito e l’ho sopportato per tre settimane, nella folle illusione che tutto tornasse alla normalità; poi ho ricordato di avere una dignità e l’ho messo davanti ad una scelta seria e definitiva).
Non solo tutto questo. Ma anche...
Avevamo un conto corrente, purtroppo intestato a suo nome perché non avrei mai pensato che le cose finissero come stanno finendo, su cui versavamo periodicamente del denaro che i miei genitori regalavano al nostro bambino.
Lui ha usato quei soldi per sistemarsi a Roma ed ora sostiene di dovermene restituire solo la metà, perché l’altra metà l’avrei usata io per far fronte a spese straordinarie.
Ma quali spese straordinarie?
Da quando non c’è più lui in casa, le spese si sono ridotte. E non di poco. Non ho più da pagare rata della macchina, garage, benzina, bolli e revisioni, telepass; gli sfizi mangerecci di ogni genere con cui mi riempiva la credenza; le sue megalomanie tecnologiche.
Con il contributo che mi deve, secondo gli accordi presi di fronte all’avvocato, io riesco ad arrivare, seppure a fatica, a fine mese senza dover ricorrere a nessun aiuto. Ho rifatto i conti proprio oggi, per sbatterglieli in faccia quando torneremo a discutere dell’argomento.
Quel denaro non era mio né suo: era di nostro figlio, regalatogli dai nonni. Era il piccolo salvadanaio per future vacanze-studio, per la cameretta nuova quando sarà il momento, per le altre nececessità che si prospetteranno.
Come si può arrivare a tanto?
Sono stata ingenua per l’ennesima volta. Ho voluto credere alla sua onestà, che era una delle caratteristiche per cui lo amavo tanto. Ho voluto convincermi che almeno sul piano economico lui fosse ancora l’uomo integerrimo che ho avuto accanto (che ho creduto di avere accanto) per 16 anni. Mi sono sentita perfino in colpa, settimane fa, quando nel corso di una conversazione sull’argomento “denaro” lui mi ha detto: “Ma non ti fidi di me?”; quel giorno ho pensato che stavo esagerando, che non dovevo demonizzarlo fino a tal punto.
Non so se riavrò tutto il denaro di mio figlio; non so neppure quando l’avrò, perché lui dice di aver bisogno di un paio di mesi per comunicarmi dopo quanto tempo potrà restituirmi la cifra.
So solo che oggi ho pianto per la millesima volta, disperatamente, per le ingiustizie che continuo a subire da chi credevo non mi avrebbe ferita mai.
Sono stata davvero del tutto cieca o la stronzetta romana è stata capace di trasformare un uomo in un verme?
Nel frangente difficile e doloroso nel quale mi trovo, l'episodio che sto per raccontare è una sciocchezza divertente. Alimenta però in me la diffidenza verso gli uomini.
Ho conosciuto un piccolo imprenditore poco più grande di me e siamo usciti tre volte. All'improvviso è sparito senza lasciare tracce e soprattutto per motivi che mi restano oscuri. Nel suo ultimo sms diceva di non vedere l'ora di riprendere il discorso rimasto in sospeso tra noi (un bacio fuggevole). Ho cercato di contattarlo una volta senza avere risposta; non credo che valga la pena insistere.
Chissà di quale altra strana nevrosi maschile soffre questo tipo?!