Subito dopo il vergognoso tradimento subìto, il mio primo impulso è stato quello di trovare quanto prima un nuovo compagno. In questo modo avrei consegnato definitivamente al passato l’errore di avere amato l’uomo sbagliato e tutto il dolore e l’umiliazione che i recenti avvenimenti mi avevano provocato.
Come ho capito solo in séguito, quando ho riacquistato maggiore lucidità, non era quello il percorso corretto: dovevo toccare il fondo della sofferenza per riemergere. Inoltre, ovviamente, non ero nelle condizioni di spirito giuste per dare inizio ad una storia e non potevo che incontrare, sulla mia strada, dei disperati più disperati di me.
Così è stato. Il primo con cui sono uscita aveva alle spalle una storia incredibilmente simmetrica alla mia, anche per i tempi in cui si era svolta; riaccompagnandomi a casa mi salutò con gli occhi lucidi di lacrime. Quasi mi avrebbe sposata quella sera stessa: naturalmente non perché avessi colpito il suo cuore e i suoi sensi, bensì per riempire un vuoto per lui insostenibile, ancor più che per me. Mi sono ben guardata dal rivederlo, nonostante le sue telefonate insistenti; dopo due settimane si è rassegnato e non mi ha chiamata più.
Poi è venuto l’imprenditore, di cui su questo blog ho parlato in un paio di occasioni. Siamo usciti tre volte e c’è scappato anche un bacio. Mi piaceva il suo approccio, che mi sembrava equilibrato e razionale: non abbiamo più l’età per i colpi di testa e abbiamo entrambi un figlio da crescere che rappresenta la priorità assoluta (detta da un uomo - i miei 25 lettori lo capiranno - è suonata alle mie orecchie come un’affermazione sconvolgente); nulla toglie però che si possa trascorrere del tempo piacevole insieme, senza fare progetti e affidando proprio al tempo il compito di definire meglio il rapporto. Sparì. Ricomparve col capo cosparso di cenere. Sparì di nuovo. È riapparso per gli auguri pasquali. Inutile dire che ho “archiviato” anche lui: se i sei anni dedicati al lavoro e alla sua bambina che ha in affidamento esclusivo lo hanno reso così insicuro nei fatti, le parole contano assai poco. Ho imparato a mie spese quale distanza possa separare i bei proclami dall’azione concreta. Perseverare sarebbe diabolico.
Come terzo è arrivato un altro imprenditore, un 45enne che per una intera sera mi ha intrattenuta raccontandomi dei suoi innumerevoli viaggi. È difficile che qualcuno, uomo o donna che sia, riesca a farmi stare zitta interessandomi con i propri argomenti (lo ammetto: sono molto esigente e selettiva), ma lui c’era riuscito. Tuttavia abbiamo capito di non avere nulla in comune per pensare anche solo lontanamente di intrecciare una relazione. La presa di coscienza è avvenuta quando mi ha invitata ad andare a ballare sui tavoli con la sua comitiva di amici. Considerando che io non ho ballato sui tavoli (né sotto né intorno) neppure a vent’anni, a maggior ragione non intendevo cominciare con una combriccola di (quasi) cinquantenni che in questo modo cerca di esorcizzare la paura del tempo che passa.
Quindi è arrivato l’amico a cui ho dedicato la mia recensione del “Piccolo principe”.
Condividiamo molto, anzitutto un’indole fortemente umorale. È stato lui a dirmi, in riferimento al mio ex-marito, che il fatto di essere (o di presentarsi) come persona razionale ed equilibrata non è un pregio, se va a scapito dell’emozione e del sentimento. Detto da lui, ovviamente, è un giudizio di parte, come se lo dicessi io; ma è comunque la conclusione alla quale sono giunta a mia volta. Al diavolo l’equilibrio e la razionalità, se devono significare freddezza e calcolo opportunistico; al diavolo a maggior ragione, se poi la follia esplode tutta in una volta travolgendo ogni cosa.
Abbiamo un rapporto stranissimo, in continua altalena.
Il fatto è che siamo due anime ferite, perché siamo stati traditi in ciò che per noi contava di più. È difficile rimettersi in gioco quando si è imparato a proprie spese che l’amore può finire in un modo devastante, col nostro cuore calpestato in maniera inesorabile e spietata. È ancora più difficile nel nostro caso perché ci separa una distanza geografica non trascurabile e la consapevolezza che il nostro piccolo mondo di affetti familiari e amicali è tutto ciò che attualmente abbiamo: nessuno di noi è disposto a sradicarsi, scommettendo su un rapporto che potrebbe finire (l’abbiamo imparato!) e lasciarci quindi di nuovo soli e per giunta lontani dalle poche certezze faticosamente riconquistate.
La più cauta, a dire il vero, sono io. Sono io a frenare i suoi timidi entusiasmi, le sue piccole aperture.
Non so dire da cosa dipenda esattamente. Forse sento che comunque non sarebbe la persona giusta. Forse sento che non è il momento giusto.
In questi ultimi mesi mi sono ricostruita una vita a mia piena misura. Anche se mi costa delle terribili levatacce per riuscire ad incastrare tutti gli impegni, è una vita assolutamente appagante. Mi godo mio figlio, giorno dopo giorno, con gioia e soddisfazione; ricevo tanti riconoscimenti umani e professionali sul lavoro; riesco a coltivare, seppure solo telefonicamente, splendide amicizie; le letture mi arricchiscono e contribuiscono a farmi sentire viva. Spesso mi trovo a pensare che non mi serva altro per essere serena e perfino felice.
Forse non ho bisogno di altro. O forse ho paura di rimettere tutto in discussione, di tentare una nuova strada che potrebbe rivelarsi fallimentare e dolorosa come quella che ho da poco abbandonato.
Attualmente non so districare questa matassa aggrovigliatissima. Forse occorre solo del tempo. O forse la mia disposizione d’animo è sbagliata e mi preclude, a priori, felicità più grandi.
Questi giorni mi piace chiamarli “festa di primavera”. Per ora piove a dirotto e l’aria è greve, ma presto dovrebbe tornare il sole caldo della bella stagione.
Ai miei 25 lettori (tranne, ovviamente, quelli che passano di qui senza essere invitati e assolutamente non graditi) l’augurio che la primavera possa splendere nelle loro vite, oggi e sempre. E, mi si perdoni un ennesimo peccato di egocentrismo, che un raggio di luce illumini anche la mia confusione e sciolga un po’ del ghiaccio che altri hanno prodotto nel mio cuore.
Auguri di serenità e di gioia a tutti coloro che si sforzano ogni giorno di essere migliori; a coloro che cercano di vivere in maniera onesta e pulita, di fronte alla coscienza prima ancora che alla legge; a coloro che per i loro amori sono disposti a lottare con tutte le forze.
Ma un augurio ancora più intenso agli egoisti, che mettono se stessi prima di chiunque altro, che calpestano i sentimenti degli altri senza scrupolo, che costruiscono senza rimorso sulle macerie delle vite altrui che proprio loro hanno distrutto. Che siate ripagati con la stessa moneta, e con gli interessi: che si tramuti in sterco tutto ciò che toccate, che vi restino soltanto solitudine e abbandono. A voi non concedo attenuanti, né comprensione né perdono. In questo caso non consento alla mia coscienza di richiamarmi a più miti consigli.