Durante l’inverno più lungo e più triste, è stato il mio bambino la prima ragione di vita; per lui mi sono imposta di dominare il dolore e di riprendere in mano, saldamente, le redini della mia vita, della nostra vita. È stato lui il faro che mi ha guidata fuori dal tunnel della disperazione, quando rischiavo di soccombere alle meschinità e alla malvagità di persone di cui mi ero fidata.
Sono consapevole di avere avuto bisogno del mio cucciolo, in questi mesi, forse più di quanto lui ne abbia avuto di me. Di certo ci siamo stretti l’uno all’altra ed ora possiamo essere orgogliosi dei progressi compiuti.
Abbiamo condiviso le storie fantastiche e avvincenti di libri e film; abbiamo impegnato interi pomeriggi costruendo macchine spettacolari con i mattoncini; abbiamo trascorso ore al parco dei divertimenti tra la casa dei fantasmi, il veliero di Capitan Uncino, il selvaggio West; abbiamo fatto lunghe passeggiate chiacchierando e cantando; abbiamo mangiato pizza e patatine in tenda in salotto davanti alla TV; abbiamo organizzato feste al Baby-Park e pic-nic all’aperto con gli amichetti preferiti...
È cresciuto tanto, il mio bambino, dallo scorso, maledetto, autunno. Si è fatto più alto, ha assunto tratti del viso più maturi. Il suo vocabolario si è ampliato moltissimo, tanto da stupire le sue maestre per la proprietà del linguaggio. La sua intelligenza e la sua sensibilità si sono affinate.
Sono convinta che gli avvenimenti che, nostro malgrado, hanno rischiato di travolgerci, abbiano in qualche misura accelerato la sua crescita. Entrambi abbiamo dovuto compiere uno scatto in avanti, per non restare schiacciati dall’abbandono e dalla solitudine.
È proprio così. Una volta, una cara persona che ho conosciuto grazie a questo blog (e nei riguardi della quale sono molto colpevole, perché non le ho dedicato la stessa attenzione che lei ha riservato a me) mi ha scritto che quello che non ci uccide ci rende più forti. Allora non ero così fiduciosa che saremmo riusciti ad evitare il crollo, ma il tempo le ha dato ragione... e ci ha restituito la vita.
Mio figlio è solo un bambino e non conosce tutta la verità sui cambiamenti improvvisi e dolorosi che ci sono stati imposti. Ha sofferto, si è fatto mille domande, ma io sono riuscita a rispondere in maniera comprensibile e convincente a tutte; e oggi è molto sereno.
Lo hanno notato anche i terapisti che lo seguivano già prima del “diluvio” a causa di piccoli problemi di sviluppo psico-motorio e che lo seguono a maggior ragione adesso, affinché non siano vanificati i progressi compiuti e affinché possa essere “metabolizzata” meglio la nuova situazione familiare. Mi hanno riconosciuto che ho fatto, e sto continuando a fare, un buon lavoro.
Mi hanno dato anche la conferma che ho fatto bene ad essere sempre sincera con lui, spiegandogli (seppure in maniera semplificata e edulcorata) la verità sulla separazione dei suoi genitori e non nascondendogli (anche se, davanti a lui, controllandolo) il mio dolore. In questo modo, ed era appunto questo il mio scopo, il mio bambino saprà sempre che sua madre non gli ha mentito mai; che sua madre, anche quando ha sofferto, non lo ha trascurato e non lo ha abbandonato; insomma, che su di me potrà davvero contare in ogni momento.
A volte, pensando ai tanti inverni che ancora verranno, mi prende la paura che potrei non farcela. Che i ritmi forsennati a cui sono obbligata per il fatto di essere sola a gestire figlio, casa e lavoro non potrò reggerli a lungo.
Tuttavia, se ho superato questo primo inverno, se sono riuscita, anche se con immenso strazio, ad archiviare il passato (anche se non perdonerò MAI!), consapevole che esistano ormai solo il presente ed un futuro da costruire, posso avere fiducia che riuscirò ad affrontare tutte le difficoltà del domani.
Un passo alla volta, tenendo per mano il mio bambino finché sarà necessario, fino a dargli l’ultima spinta per spiccare il volo: in alto, lontano, coraggioso e libero, felice.
Che la vita ti sorrida sempre, piccolo mio! E che tu sorrida sempre alla vita!
Grazie di esistere.
