giovedì, 31 gennaio 2008

A volte ritornano

Il piccolo imprenditore che era sparito all'improvviso dopo un bacio fuggevole si è rifatto vivo. Col capo cosparso di cenere e tante parole dolci.

Mi ha raccontato di avere avuto problemi lavorativi gravi e di essere stato assorbito a tal punto da azzerare la sua vita personale. Ho qualche difficoltà a credere che ci si possa annullare nel lavoro tanto da dimenticare i propri bisogni e i propri desideri (ed io sono una che si dedica anima e corpo al lavoro!). D'altro canto non ho voluto respingerlo e gli ho concesso il beneficio del dubbio. Resto però "alla finestra" e non compirò nessun passo ulteriore verso di lui, finché lui non ne avrà compiuti parecchi verso di me. Non è l'uomo della mia vita, ma se devo trascorrere del tempo con lui voglio qualche garanzia che non scompaia di nuovo senza preavviso.

Sto scoprendo forse solo ora, davvero, l'universo maschile e ci capisco pochissimo. Soprattutto sono delusa. Mi accorgo anche di non riuscire ad essere particolarmente dolce e di avere difficoltà a fidarmi e a lasciarmi andare. Dopo la batosta che ho ricevuto dall'uomo che credevo il mio principe azzurro, probabilmente è normale. E gli uomini che ho conosciuto finora indubbiamente non meritano molto. Spero però di non essere diventata tanto scettica e diffidente da non saper riconoscere, non dico l'Amore, ma almeno un uomo migliore degli altri.


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categorie: emozioni
martedì, 29 gennaio 2008

Le nostre storie (lettera a mio figlio)

Mio adorato cucciolo,

eccomi di nuovo qui, per lasciare a te e a me un ricordo di questi giorni.

Non so da dove cominciare, a dire il vero.

Vorrei avere il tempo, o forse solo la costanza, di annotare quotidianamente le straordinarie novità e i tuoi eccezionali progressi. Mi trovo invece a dover frugare nella memoria già disordinata.

  

Già da qualche giorno volevo scrivere di Spunk e Dung. Sono i nomi che hai scelto per due amici di fantasia che ti sei creato. Spunk è un maschietto con i capelli bianchi e gli occhi viola, Dung è una femminuccia con gli occhi dello stesso colore e i capelli scuri.

Non c’è dubbio, i cartoni che seguiamo alla tele ti hanno influenzato. Ma quello che mi piace tanto, e mi fa sorridere e commuovere, è il tuo tentativo, nel tuo linguaggio ancora incerto e insufficiente, di creare storie.

Credo che tu abbia fatto tuo il mio amore per le narrazioni. Le favole che ti racconto ogni giorno, e che tu ascolti interessato e affascinato e che mi chiedi di ripetere più volte, per carpire ogni dettaglio; i vecchi film a cartoni animati dai disegni semplici ed essenziali che riempiono i nostri pomeriggi domenicali; le serie animate moderne con i loro disegni accurati e i colori vivaci che seguiamo ogni giorno, incantano anche me: mi piace raccontare o spiegarti quello che vediamo insieme e che ancora non sai interpretare da solo; ma soprattutto mi piace lasciarmi trasportare insieme a te in mille mondi nuovi, avventurosi, appassionanti, emozionanti nella loro semplicità.

  

E come piaceva a me da bambina, piace anche a te riempire la tua vita di figure fantastiche che vanno ad aggiungersi alle persone reali che popolano le tue giornate, a volte diventando indistinguibili da queste.

  

Mi rende felice che tu condivida con me queste fantasie, e spero che sarà sempre così.

In realtà so che non potrà essere sempre così. So che verranno giorni in cui, probabilmente, non vorrai spartire nessuna esperienza e nessuna emozione con me.

Lo so perché ci sono passata anche io; lo so perché lo vedo quotidianamente con i miei studenti; lo so perché sarebbe anomalo il contrario: per crescere dovrai allontanarti da me, sarà quasi inevitabile entrare anche in conflitto.

So già che soffrirò e che forse sarò anche io gelosa dell’insegnante che diventerà per te un modello e un punto di riferimento: proprio come oggi capita ai genitori dei miei studenti nei miei riguardi.

Spero però che il ricordo delle fantasie condivise, come dei giochi, delle passeggiate, delle chiacchierate, ci permetta di ritrovarci dopo la tempesta adolescenziale.

 

A presto, piccolo mio

Ti voglio tanto bene

La tua mamma


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categorie: futuro, figli
lunedì, 28 gennaio 2008

Chi paga?

Mi sono salvata! Solo ora che il tempo mi ha restituito un po’ di lucidità ho capito quale rischio io abbia corso.

 

Il mio ex-marito mi faceva sentire sempre sotto processo, sempre inadeguata rispetto alla sua “perfezione”. In ordine sparso: il film scelto da me era sempre troppo pesante; la mia passione per il lavoro eccessiva; i miei comportamenti troppo blandi quando sarebbero dovuti essere fermi e troppo duri quando sarebbero dovuti essere indulgenti; i miei richiami alla parsimonia troppo pressanti.

Ero arrivata al punto che mi sembravano immeritati l’affetto, la stima, il rispetto di cui ero circondata fuori casa.

 

Per lunghi anni non era stato così. Ma se torno indietro con il pensiero mi accorgo, con sempre maggiore chiarezza, che l’insofferenza di quell’ometto nei miei riguardi non è cosa recente, tutt’altro.

Mi ero accorta di qualcosa e lo prendevo in giro dicendo che stava diventando pesante come un vecchio nonno brontolone.

Poi sono venute le vacanze degli ultimi anni, e ogni volta lui stava male: la sinusite, la schiena, lo stomaco, ed io ho cominciato a mordere il freno perché mi sembrava incredibile che ogni volta dovessimo correre in cerca di guardie mediche e farmacie. Tuttavia mi sforzavo di fare buon viso, non immaginando neppure lontanamente cosa ci fosse sotto.

Infine lui si è fatto sempre più insofferente, sempre più critico, sempre più aspro ed io ho creduto che fosse stressato (i problemi oggettivi non sono mancati): mi sono accollata i maggiori carichi che ho potuto, fino ad andare in vacanza da sola con il bambino per lasciargli respiro e libertà. E durante quella mia vacanza lui ha perso la testa per la puttanella.

Anche di fronte all’evidenza ha negato. Poi è venuto fuori che aveva intenzione di parlarmi dopo l’estate. Il resto è storia.

 

Mi sono salvata dalla sua vigliaccheria e dalla sua ipocrisia. Non lo perdonerò mai di avermi rubato due e più anni di vita, che avrei potuto spendere diversamente; non lo perdonerò mai di aver approfittato della mia cecità e del mio amore incondizionato per pugnalarmi alle spalle; non lo perdonerò mai di aver infranto i miei sogni di ragazzina e di avermi insegnato che è bene tenere i conti in banca distinti, anche quando si incontra il vero(?) amore. Ma sono salva.

Mi sono salvata dalla scarsa opinione di me stessa che stavo maturando a séguito delle sue continue critiche. Ho salvato la mia dignità.

In ultimo, ma non meno importante, mi sono salvata dal tracollo economico. Lentamente mi rimetterò in piedi (non certo grazie alla miseria che ci passa lui mensilmente) e non mi ridurrò a saccheggiare i risparmi di mio figlio per sostenere le mie spese.

 

Non mi dispiace neppure la mia attuale condizione di single.

Gli uomini che mi capita di incontrare sono terribilmente deludenti: pazienza! Mi arricchiscono mio figlio, i miei studenti, le buone letture e i buoni film.

Era da tanto che non mi sentivo libera come mi sento in questi giorni, nonostante tra famiglia e lavoro non abbia un attimo di respiro.

 

 

È per mio figlio che sono preoccupata. Perché sarà lui a pagare il prezzo più alto per l’immaturità e l’egoismo di suo padre.

Di me saprà che ho tenuto duro, che anche quando mi sono sentita perduta mi sono rialzata e ho lottato; saprà che l’ho curato e coccolato ogni volta che è stato male; saprà che non sono mai mancata ad un colloquio con gli insegnanti; saprà che ho scelto i migliori specialisti per i suoi piccoli problemi; saprà che ho cercato di distrarlo e divertirlo portandolo in giro e organizzando feste; saprà che ho cercato di rendere il nostro tempo insieme il più intenso possibile: con le lotte con i cuscini, con le interminabili chiacchierate, con le letture, con i film, con le passeggiate; saprà che non ho avuto paura di affrontare da sola la ribellione dei suoi anni adolescenziali.

Saprà che, nonostante tutti i suoi difetti e le sue debolezze, sua madre non ha mollato e soprattutto non ha mollato LUI.

 

Ma cosa diavolo vorrà insegnargli suo padre? Che esistono sedicenti psicologi che su internet proclamano che si può essere ottimi padri “a distanza”? Che non bisogna farsi scrupolo di calpestare chiunque e qualunque cosa per raggiungere i propri (presunti) obiettivi?

 

Io non parlerò mai male a mio figlio di suo padre, anche se la tentazione sarebbe forte. Ma se il mio cucciolo soffrirà troppo, spero solo che il rimorso non lasci più pace a quell’uomo meschino ed egoista.


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categorie: emozioni, futuro, figli
venerdì, 25 gennaio 2008

A chi interessa la cultura

Tempo fa ho scritto un articolo dedicato al costo dei libri scolastici in cui giungevo alla conclusione che, in linea di massima, i prezzi sono decisamente elevati rispetto al sostegno economico che ricevono le famiglie in difficoltà (ed anche rispetto all’effettiva validità di molti di questi testi sul piano didattico).

Per chi, come me, crede nell’istruzione di massa, ma al tempo stesso anche di qualità, questa è una stortura gravissima, poiché rischia di creare delle intollerabili discriminanti di carattere socio-economico nell’accesso alla cultura.

Nel pezzo pubblicato allora rilevavo anche l’assenza di un tetto di spesa per i libri delle scuole superiori e registravo l’impegno del ministro Fioroni a colmare questa lacuna.

Anche questa non è una questione trascurabile, soprattutto dal momento che il cosiddetto “obbligo scolastico” si estende ormai per 10 anni: è pertanto doveroso porre dei limiti al prezzo complessivo della dotazione libraria almeno dei primi anni della scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore).

 

Una recente Circolare Ministeriale (n. 9, del 15 gennaio 2008) e i Decreti collegati (D.M. n. 7 e D. M. n. 8 dello stesso 15 gennaio) ritornano su questi e su altri aspetti del problema e meritano qualche osservazione a commento.

La nuova normativa, in verità, non è ancora completa, poiché manca proprio, in quanto “in corso di definizione”, il decreto relativo alle scuole superiori.

I provvedimenti già emessi stanno però già provocando delle polemiche, poiché i tetti di spesa fissati per la scuola secondaria di primo grado (scuola media) sono aumentati quasi del 2,1% (da 280 a 286 euro per la prima classe).

Sembra quindi che la situazione non sia per nulla destinata a migliorare.

 

La lettura della Circolare Ministeriale mi suggerisce anche altre considerazioni.

 

Nel mio precedente articolo sull’argomento denunciavo il vergognoso mercato legato alle nuove edizioni, imposte da molti insegnanti anche quando non vi sono modifiche rilevanti al testo.

Apprendo ora (allora non avevo approfondito questo aspetto) che a norma dell’allegato A annesso al decreto n. 547/1999, l’adozione delle nuove edizioni è consentita solo in caso di “obiettive necessità determinate da sostanziali innovazioni scientifiche o didattiche, mediante aggiunta, eliminazione, sostituzione o riedizione di singole parti o sezioni”.

La dicitura, come spesso accade nei testi legislativi, è solo apparentemente precisa e dettagliata, mentre in realtà è sufficientemente vaga da consentire l’imposizione di fatto delle nuove edizioni, senza che il testo risulti davvero significativamente aggiornato. Basta che sia stato diviso in 10 volumetti “modulari” piuttosto che in 5 grossi tomi “tradizionali” e che siano state aggiunte due pagine di approfondimento.

I libri devono illustrare le modifiche apportate nelle nuove edizioni, in modo che i docenti possano valutare con cognizione di causa. Questo è corretto e dovuto, ma come sempre tutto continuerà a dipendere dall’etica professionale degli insegnanti.

 

Nel mio articolo mi soffermavo infine, seppur brevemente, sui canali alternativi di distribuzione dei libri di testo scolastici e tra questi citavo il comodato d’uso.

 Secondo quanto prescritto dalla legge n. 296/2006 (finanziaria 2007), questa pratica è incentivata attraverso fondi destinati alle regioni. Quale sia la loro entità e come vengano effettivamente utilizzati sarà interessante approfondire in un prossimo articolo.

 

In conclusione, mi sembra giusto toccare alcuni altri aspetti della questione relativa ai libri scolastici.

Nel primo caso, dirò una banalità. Che però, come tutte le banalità, è una verità profonda e incontestabile. Ci sono figli di professionisti benestanti che accedono ai rimborsi per l’acquisto dei libri di testo e figli di operai che non rientrano nei parametri previsti per ottenerli: perché gli introiti dichiarati dalle prime famiglie sono fasulli, mentre quelli delle seconde sono controllabili al centesimo sulle buste paga. Sommando banalità a banalità, posso solo aggiungere che questo è semplicemente vergognoso.

La situazione che ho appena descritto rientra però in un àmbito più vasto. Troppe persone, e quel che è peggio spesso in misura direttamente proporzionale alle loro risorse economiche, considerano uno spreco le spese di carattere culturale, si tratti di libri scolastici o di altri “articoli” del settore. Se devono spendere 200 euro per un paio di jeans del loro figliolo, lo fanno ben volentieri; ma 20 euro per un romanzo che rientra in un progetto scolastico di letture sembrano una cifra improponibile.

Tutto ciò suscita in me tristezza e in prospettiva mi terrorizza, perché queste sono le priorità a cui si stanno educando le nuove generazioni.


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categorie: scuola, futuro
mercoledì, 23 gennaio 2008

Luce, finalmente!

Non vorrei cantare vittoria troppo presto, ma forse la fine del tunnel si avvicina.

Mi aspetta ancora uno scoglio duro, la convocazione in tribunale del 6 febbraio per la separazione. Non riesco ad immaginare quale potrà essere il mio umore, e quali le mie reazioni, in quella occasione; e preferisco non pensarci.

Tuttavia mi sembra di essere davvero più serena e di stare entrando nella fase della indifferenza nei confronti del mio ex-marito.

 

Non nego che il mio desiderio più grande, ancora attualmente, sarebbe quello di non doverlo vedere né sentire mai più, cosa impossibile perché abbiamo un figlio che ci legherà per sempre. Non nego che a tratti si riaffacciano in me il disprezzo ed il risentimento, la rabbia e il dolore (come ieri sera, quando ho mostrato al mio bambino delle vecchie foto e i ricordi della vita serena e felice mi hanno per qualche momento sommersa).

Ciò che conta davvero però è che sento di stare bene senza di lui (meglio, anzi, dopo aver scoperto che razza d’uomo sia), di non aver bisogno di lui, di non desiderare la sua presenza e le sue carezze.

 

Avrò probabilmente sempre il rimpianto della vita passata (di ciò che avevo creduto che fosse) e di ciò che sarebbe potuto essere in futuro (che io mi ero illusa che potesse essere).

Desideravo più di qualunque cosa al mondo una famiglia unita, e sarà proprio ciò che non avrò mai più, anche se mi toccasse la straordinaria fortuna di incontrare un Uomo degno di questo nome.

 

Ma dell’ometto che si è rivelato essere mio marito non ho rimpianto. Lo lascio ben volentieri a chi lo desidera, “con tanti auguri per chi c’è caduta di conservarsi felice e cornuta”, parafrasando De André (e senza offesa per il mio amatissimo cantautore).


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categorie: emozioni, futuro
martedì, 15 gennaio 2008

Ci sono tre categorie di persone...

Ci sono tre categorie di persone che non riescono a comprendere metafore, iperboli e sarcasmo: i bambini molto piccoli, gli stupidi e coloro a cui la disperazione ottunde la ragione.

Questa è criptica, lo so. Ma colui il quale passa ogni tanto di qui a controllare cosa si dice, capirà. Forse.


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categorie: arguzie
domenica, 13 gennaio 2008

Rassegniamoci!

Sono abituata a cenare presto, differentemente rispetto alle abitudini della mia terra.

Quando riesco, faccio coincidere il pasto con la visione del Tg3, l’unico telegiornale “ufficiale” che io riesca a digerire.

 

Stasera, nel servizio dedicato alla Messa officiata oggi dal papa, il giornalista non si è soffermato soltanto sulla celebrazione “di spalle”, peraltro già annunciata nei giorni scorsi (il fatto è notevole perché questo uso è precedente al Concilio Vaticano II); ma ha riferito anche che Ratzinger ha ribadito che al paradiso potranno accedere esclusivamente i battezzati (si può ascoltare il servizio integralmente dal sito http://www.tg3.rai.it/SITOTG/HPTG3/).

Il papa ha preso dunque una posizione molto netta rispetto a quelle in qualche misura più morbide di alcuni suoi predecessori. Di questa affermazione di Ratzinger non sono riuscita a trovare traccia su internet; cosa riferiscano gli altri tg non so, perché non li seguo.

 

In ogni caso, l’importante è esser chiari.

Uomini giusti, siate voi atei, scettici, agnostici, musulmani, buddisti..., rassegnatevi! La vostra rettitudine non basterà a guadagnarvi la beatitudine eterna, se non avete ricevuto o non riceverete il battesimo.

 

Personalmente resterò non-battezzata. E mio figlio insieme a me. Questo è certo. Del paradiso non so nulla.


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categorie: religione
venerdì, 11 gennaio 2008

Passato e futuro (lettera a mio figlio)

Mio adorato cucciolo,

è trascorso un anno e mezzo da quando ti ho scritto quella che doveva essere la prima di una serie di lettere che ti avrei fatto leggere una volta che fossi cresciuto. Presi un foglio di carta bianco, senza neppure le righe, ed una penna: volevo che ricevessi parole scritte di mio pugno, pur con la mia grafia irregolare alla quale cerco di imporre ordine e chiarezza (come mi assomiglia, la mia grafia!).

È trascorso un anno e mezzo e non me ne ero resa conto fino a pochi giorni fa, quando ho ripreso quei fogli tra le mani e ho riletto quella lettera, rimasta unica.

 

Non avevi ancora due anni quando ho scritto quelle pagine, quest’anno ne compirai quattro.

Come vola il tempo!

Volevo raccontarti le mie emozioni durante la tua crescita e conservare il ricordo di quei tanti momenti unici che la memoria troppo spesso non trattiene. Ma di tutti questi mesi resteranno solo i tuoi ricordi vaghi di bambino e i miei ricordi, per fortuna nutriti di centinaia di fotografie.

  

Le tue fotografie sono dappertutto, da quelle piccole in cornice sul buffet, a quelle più grandi appese alle pareti, al collage di immagini (una per mese) dei tuoi primi due anni di vita. E poi ci sono gli album, che conservano di te mille e più scatti.

Quando ti ho visto la prima volta fuori dall’incubatrice in cui avevi trascorso i primi 40 giorni della tua esistenza, mi sei sembrato semplicemente bellissimo. E ho rubato, senza che medici e infermieri se ne accorgessero, qualche foto col telefonino. Non avrei dovuto, lo so: ma non volevo rischiare di dimenticare quegli sbadigli che riempivano l’intero tuo visino, quelle manine dalle dita lunghissime, quegli occhi grandi e già incredibilmente espressivi.

E bellissimo sei rimasto. Svestite le tutine bianche dell’ospedale, con addosso i vestitini di colori sgargianti che sceglievo per te (ancora oggi, che sei tu a decidere, i tuoi abiti hanno tinte forti: devo averti comunicato il mio gusto), sembravi addirittura un altro.

Eri un altro. L’ospedale era dietro di te, il futuro si prospettava radioso.

  

Le fotografie mi ricordano il primo Natale insieme a te, i primi costumi per il carnevale, il tuo primo compleanno in gilet e papillon, i primi passi malcerti, le espressioni da attore consumato.

Dicono che mi assomigli. Hai la carnagione chiara come la mia, gli occhi chiari come i miei, ma soprattutto la mia stessa espressività smorfiosa e maliziosa del viso. È tutto vero. E mi assomigli anche in ciò che è meno evidente al primo sguardo: nel tuo carattere orgoglioso ma bisognoso di amore, nel tuo disordine che cozza con un’ambizione di perfezione, nella rabbia con cui accogli le sconfitte e nell’entusiasmo che ti accende per le piccole cose.

  

Come tutti i genitori, vorrei che diventassi migliore di me. Più duttile, più equilibrato. Cercherò di indirizzarti al meglio.

E cercherò di starti sempre vicino, in maniera discreta, ma in modo che tu sappia sempre dove trovarmi e in modo che tu sappia sempre, come già adesso, che con me puoi parlare di tutto. Ad esempio dei mostri che in queste ultime settimane occupano i tuoi sogni notturni (li sogni davvero o è il tuo modo di esprimere le tue paure?). E ci sarò sempre quando avrai bisogno di me. Come quando, settimane fa, hai avuto la febbre alta e sei rimasto attaccato al mio petto senza accettare l’abbraccio di nessun altro e hai detto “Mamma, mi serve il tuo aiuto”.

  

Ci sarò sempre. E mi sforzerò di essere una madre ogni giorno migliore.

Grazie di esistere

Ti voglio bene

La tua mamma

 

Grazie anche a Jack di Avatar's Land per l'avatar.


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categorie: futuro, figli

Cercando l'uomo

Non parlo della ricerca di Diogene, non pretendo di trovare l’essere umano degno di questo nome. Mi basterebbe incontrare sulla mia strada un maschio accettabile.

Nonostante però la mia ricerca sia meno ambiziosa di quella del filosofo e i mezzi di illuminazione a mia disposizione ben più efficienti rispetto alla sua famosa lanterna, il risultato è il medesimo. Non c’è luce che basti.

 

Ma che fine hanno fatto i maschi? Sono mai realmente esistiti? Sono in via d’estinzione e i pochi esemplari buoni li tengono nascosti? Nel caso che sia vera l’ultima ipotesi, bisognerebbe piuttosto costringere questi signori a mettere al mondo tanti e tanti e tanti figli maschi, per offrire migliori opportunità alle donne delle generazioni a venire.

 

Da quando il mio ex-marito se n’è andato di casa, mi sono sentita in diritto di guardarmi attorno a mia volta (lui indubbiamente è stato più furbo: si è assicurato un'alternativa ben prima di lasciare il tetto coniugale).

Cosa ho trovato? Maschi depressi, timidi, pavidi, frustrati, intellettualmente poco vivaci, pessimi corteggiatori.

Forse quando si è disperate, come ero io negli scorsi mesi, non si può aspirare ad incontri migliori. Voglio lasciarmi questa speranza. Ma anche il primo incontro del nuovo anno non è stato esaltante.

 

Dopo aver regalato i miei anni più belli ad un uomo che ha dimostrato di non meritarlo affatto, intendo onestamente alzare il tiro.

Ho già sperimentato gioie e dolori della vita matrimoniale; un figlio ce l’ho.

Pertanto mi legherò di nuovo solo se incontrerò una persona davvero speciale. Desidero avere accanto un uomo più colto di me, magari anche più intelligente: voglio essere stimolata a migliorare, voglio un maestro che mi introduca ad una letteratura sconosciuta, a scienze innovative, ad arti ignote. E voglio un uomo che mi faccia sentire davvero amata e desiderata e che a letto non si comporti come un adolescente alle prime armi.

Diversamente, sarò ben più felice di restare sola (ed è assai probabile che sarà proprio così).

 

I maschi che ho incontrato finora preferisco che si limitino ad offrirmi l’aperitivo, il pranzo, la cena e a portarmi al cinema. Servono a poco più che a questo.

 

 

P.S. I signori maschi che si trovassero a passare di qua e a leggere queste righe, non se la prendano. Siete certamente persone eccezionali, ma io non ho avuto la fortuna di incontrarvi.

 

Ancora una volta, grazie a Jack di Avatar's Land per l'avatar.


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categorie: emozioni, futuro, arguzie
giovedì, 10 gennaio 2008

Una scuola da cani

Ho appena terminato di leggere “La scuola raccontata al mio cane” della professoressa Paola Mastrocola, pubblicato nel 2004.

È un libro a tratti ironico e pungente, ma io ho percepito tra le pagine soprattutto delusione e amarezza. Un’amarezza molto vicina alla mia, nonostante apparteniamo a due generazioni diverse.

 

La Mastrocola racconta di essere rimasta lontana dalla scuola a due riprese, negli anni ’90, per incarichi universitari; al suo rientro tutto era cambiato, e in peggio.

Aboliti gli esami di riparazione di settembre, introdotti i debiti, i crediti, i recuperi, i progetti...; ma soprattutto svalutata la cultura nelle sue forme più alte.

In linea di massima concordo con i giudizi della collega scrittrice.

Nella scuola superiore la riforma attesa da trenta anni ha prodotto dei mostri. I debiti e i crediti formativi ci hanno imposto anzitutto una terminologia mutuata dall’àmbito economico, che applicata alla fucina della cultura provoca già di per sé profonda tristezza; ma soprattutto hanno comportato una drastica riduzione della selezione meritocratica. I progetti extra-curricolari, oltre a riguardare spesso argomenti per nulla attinenti al curricolo dei diversi indirizzi o a limitarsi a ripetere parti dei programmi delle materie curricolari – come se si potessero imparare nuove discipline o apprendere la scrittura creativa in 20-30 ore di attività progettuali), sottraggono linfa vitale (tempo e denaro) allo svolgimento dei programmi.

La professoressa Mastrocola fotografa alla perfezione una scuola nella quale si impara sempre meno, e in forma sempre più dispersiva e superficiale.

Parallelamente – ma sono due facce della stessa medaglia, come lei stessa osserva – registra la crescente maleducazione diffusa tra gli studenti. Senza arrivare agli eccessi, parliamo di quei piccoli, banali (ma in realtà né piccoli né banali) comportamenti quotidiani, come il parlare sovrapponendo la propria voce a quella dell’insegnante. E gli esempi si potrebbero moltiplicare.

 

L’analisi della collega scrittrice giunge alle mie stesse conclusioni.

La generazione della Mastrocola (nata nel 1956), ovvero quella di coloro che oggi hanno tra i 45 e i 55 anni, è stata l’ultima a ricevere un’educazione rigida ed una formazione scolastica prevalentemente nozionistica ed elitaria. Si è combattuto contro tutto questo, ed è stato assolutamente giusto; ma ora si sta decisamente eccedendo nel senso opposto.

Si è infatti rinunciato, in molti casi, da parte di docenti e genitori, ad impartire un’educazione fondata sul rispetto e sulla responsabilità; e la scuola fornisce ormai migliaia di frammenti di informazioni, presunte utili, ma in realtà del tutto inutili proprio perché disorganiche e superficiali.

 

A chi giova?

La Mastrocola è giustamente preoccupata per i nostri ragazzi abbandonati per lo più a se stessi, da una famiglia ed una scuola che li vogliono perennemente felici e soddisfatti, dinamici e alla moda, anche se questo deve significare sacrificare l’educazione e la formazione.

La collega scrittrice osserva che questo si tradurrà in un grave danno individuale e sociale, visto che questi giovani saranno del tutto incapaci di affrontare qualsiasi tipo di responsabilità e non possiederanno la formazione necessaria per accedere alle professioni.

D’altro canto, se i nostri studenti sono mediamente ignoranti (e quelli del mio povero sud trascinano tragicamente verso il basso le percentuali positive), incapaci di leggere e comprendere testi anche semplici; se nel recente concorso non è stato possibile assegnare tutti i posti disponibili in magistratura a causa dei diffusi madornali errori di italiano contenuti negli elaborati dei candidati; queste sono già riprove inoppugnabili, che è superfluo commentare.

 

Le riflessioni conclusive della Mastrocola sono a mio giudizio ugualmente condivisibili.

Che la scuola sia diventata di massa è una conquista preziosissima a cui non bisogna rinunciare; ma questo non deve significare un livellamento verso il basso: dovrebbe anzi costituire un’opportunità di emancipazione per tutti, ed in particolare per chi proviene da ambienti socio-culturali depressi.

Invece questa scuola di massa superficiale, frammentaria, alla moda, non fa altro che favorire proprio le élites socio-culturali che possono ricorrere a canali di formazione diversi e migliori.

Ed io rifletterei sul fatto che mentre i figli di ministri e miliardari hanno accesso a un’educazione di altissimo livello, proprio la politica (di destra e di sinistra) negli ultimi 10-15 anni ha smantellato la scuola italiana, rendendola quanto mai velleitaria e inefficiente.

 

“[...] cerchiamo di attrezzarli al meglio per vivere in questo mondo; ma così li condanniamo (gli studenti) a non vivere mai più nell’altro mondo, quello non utile, non pratico, non veloce, non informato: il mondo della letteratura e dell’arte”.

“Io non voglio vivere in un mondo in cui metà della gente scrive un po senza apostrofo, e l’altra metà scrive un pò con l’accento”.

“L’intelligenza oggi nella scuola è altamente mortificata. È offesa, inaridita, repressa, soffocata, umiliata, resa infruttuosa, punita, intorpidita, ottusa. [...] Questo processo macabro riguarda sia l’intelligenza degli allievi, sia l’intelligenza dei docenti”.


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categorie: scuola, futuro